KAKI A CELLOLE (CE): LA POTATURA CHE COSTRUISCE LA PRODUZIONE
Siamo a Cellole, “Pianeta Cipolletta”, in provincia di Caserta, su un impianto di kaki che oggi rappresenta un riferimento concreto per chi vuole produrre tanto, bene e con metodo. L’esperienza è seguita e documentata dall’Agronomo Vito Vitelli, che ne ha accompagnato l’evoluzione tecnica negli ultimi anni.
L’impianto è allevato a
vaso sistema “Mataix”, con sesto di 5,0 m tra le file e 2,20 m sulla fila, per
circa 1.000 piante per ettaro. Nell’ultima campagna sono state superate le 60
t/ha (oltre 600 quintali/ha): un risultato che nasce da scelte agronomiche
precise, non dal caso.
Potatura
estiva e invernale: un sistema unico
Come spiega il titolare
Rosario Cipolletta, non esiste una potatura invernale efficace senza quella
estiva, e viceversa. I tagli estivi (18–22 cm) servono a formare i rami a
frutto; quelli invernali a selezionare, rinnovare e stabilizzare la struttura.
Senza interventi estivi
la pianta fruttifica solo in punta: rami sovraccarichi, legno debole, maggiore
rischio di rotture e produzione mal distribuita.
La
“carezza”: pulire prima di potare
Il primo intervento
invernale si fa con le mani. Con i guanti si eliminano rami deboli, sottili,
interni o mal posizionati. Tutto ciò che non resiste a una “carezza” va tolto.
Questo passaggio apre
la chioma alla luce, riduce i graffi sui frutti, elimina legno inutile e
accelera molto il lavoro del potatore. Può essere svolto anche da personale non
specializzato.
Stabilità
prima dell’estetica
Nel kaki non conta la
pianta “bella”, ma quella stabile e produttiva.
Regola pratica: se un ramo cede facilmente alla pressione della mano, va
rinnovato.
Si esegue un taglio di
ritorno a 35–40 cm. L’anno successivo il ramo ributta, forma legno giovane,
torna produttivo ed è più resistente al carico. Gli “speroni” sono brutti da
vedere, ma sono vere fabbriche di produzione futura.
Spoglio
basale: problema e soluzione
Negli impianti a vaso
con file troppo strette si osserva spesso produzione solo in alto e base
spoglia. Il rimedio è scegliere ogni anno una branca e riportarla indietro con
un “taglio di ritorno”.
La prevenzione resta
progettuale: almeno 5,0 m tra le file e 2,0–2,2 m sulla fila. Scendere sotto
questi valori tra le file significa creare problemi strutturali nel tempo.
Una
pianta straordinaria
Il kaki ha legno debole
ma è estremamente longevo. In azienda esiste una pianta di oltre 70 anni,
riformata con potature drastiche è tornata produttiva. Questo apre a cicli
lunghissimi e a impianti che non si estirpano, ma si rinnovano.
Il
futuro: kaki a parete (monoasse)
La prossima evoluzione
è il sistema a parete:
5 m × 1,0–1,2 m, circa
2.000 piante/ha, chioma piatta e illuminata, niente interno da pulire, potatura
esterna e meccanizzabile.
Con 15–20 kg/pianta si
ottengono 300–400 q/ha, con 70–80 frutti da 250–300 g: rese simili agli
impianti tradizionali, ma con meno manodopera e maggiore regolarità.
Prezzi
e sostenibilità
Il prezzo medio recente
è stato circa 0,70 €/kg. Anche ipotizzando 0,40 €/kg, con 350–400 q/ha si
ottengono 14.000–16.000 €/ha di PLV, mantenendo la sostenibilità economica.
Il ritardo di raccolta
è una leva interessante, meglio però sotto copertura (sotto rete).
Nessuna
ricetta rigida
Questo sistema nasce da
osservazione, errori e correzioni continue. In passato tagli estivi troppo
lunghi hanno creato eccesso di volume: errore visto, corretto, superato.
La frutticoltura moderna non si costruisce sui manuali, ma guardando le piante ogni anno
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Questo contenuto è stato elaborato con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale, utilizzati esclusivamente per migliorare forma, chiarezza e organizzazione del testo, sulla base di informazioni e indicazioni tecniche fornite dall’Agronomo Vito Vitelli.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:


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