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Kaki Rojo brillante: Progettare Un Impianto Moderno

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La realizzazione di un nuovo diospreto non può limitarsi alla scelta della varietà e del sesto d’impianto. Occorre progettare un sistema nel quale terreno, portinnesto, densità, irrigazione, forma della chioma e organizzazione post-raccolta siano perfettamente coordinati. Rojo Brillante è una cultivar individuata intorno al 1940 nella Ribera del Xúquer, in provincia di Valencia, probabilmente come mutazione spontanea della varietà Cristalino. La pianta è vigorosa, assurgente, a fioritura tardiva e produce esclusivamente fiori femminili. In assenza di impollinazione forma frutti partenocarpici e privi di semi. I frutti sono grossi, mediamente di 300–350 grammi, con buccia rosso-arancio brillante, polpa compatta e grado zuccherino di 14–16 °Brix. La cultivar appartiene al gruppo CFA, corrispondente alla classificazione internazionale PCA: i frutti rimangono astringenti indipendentemente dalla presenza dei semi. Per commercializzarli anc...

Mandorlo moderno: progettare l’impianto prima di piantare

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Un mandorleto moderno non è semplicemente un impianto con un maggior numero di piante per ettaro. È un sistema nel quale ambiente, terreno, portinnesto, varietà, densità, forma della chioma, irrigazione e modalità di raccolta devono essere perfettamente coerenti tra loro. La progettazione comincia dalla vocazionalità del sito. Occorre valutare il rischio di gelate tardive, le condizioni climatiche durante la fioritura, la profondità e il drenaggio del terreno, il contenuto di calcare attivo, la salinità, la disponibilità idrica e l’eventuale presenza di nematodi e altri agenti nocivi del suolo. Il mandorlo tollera il calcare e una moderata siccità, ma soffre fortemente il ristagno idrico e l’asfissia radicale. Per la preparazione del terreno al trapianto è sempre consigliabile una ripuntatura alla profondità di 70–90 cm, eseguita con terreno asciutto nelle due direzioni perpendicolari oppure a 45 gradi. Nei terreni argillosi o caratterizzati da drenaggio lento è opportuno realizzar...

Montalto di Castro (Viterbo): Mandorlo Makako e Sistema "Zaragoza"

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Siamo a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, presso l’Azienda Mariotti, in un mandorleto realizzato nel 2021 con la cultivar Makako. Le immagini, girate nel luglio 2024, mostrano piante ben sviluppate e allevate secondo il sistema Zaragoza. Quella osservata non è stata un’annata particolarmente favorevole per il mandorlo in molte aree italiane. Le cause vanno ricercate soprattutto nella stagione precedente, quando gli attacchi di ragnetto rosso, associati al caldo torrido e allo stress idrico, hanno determinato diffuse defogliazioni anticipate. La perdita precoce delle foglie riduce l’attività fotosintetica e l’accumulo delle sostanze di riserva necessarie alla differenziazione delle gemme a fiore e alla ripresa vegetativa dell’anno successivo. A ciò si è aggiunto un autunno eccezionalmente caldo e prolungato che, dopo un temporaneo abbassamento delle temperature, ha favorito una ripresa vegetativa tardiva, interferendo con la maturazione dei germogli e con il regolare ingr...

Guida alla gestione del pescheto moderno. Il Protocollo Tecnico Vito Vitelli per la formazione del Vaso Catalano

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La moderna peschicoltura richiede impianti capaci di coniugare elevata produttività, qualità dei frutti, sostenibilità economica e semplicità di gestione . Raggiungere questi obiettivi significa costruire correttamente la pianta fin dai primi anni, rispettandone la fisiologia e accompagnandone lo sviluppo con interventi mirati. Video Da questa filosofia nasce il Protocollo Tecnico Vito Vitelli , un metodo di formazione del Vaso Catalano che integra esperienza di campo e conoscenze scientifiche, con l'obiettivo di ottenere una chioma equilibrata, ben illuminata e altamente produttiva. La formazione inizia con la pulizia del tronco , eliminando completamente tutti i germogli presenti fino a circa 50 cm dal terreno . I germogli compresi tra 50 e 65 cm vengono invece speronati a 3-5 cm , così da mantenere punti vegetativi utili per eventuali future ricostruzioni della chioma. L'elemento distintivo del protocollo è rappresentato dal doppio topping , una tecnica che consente ...

Xylella: le cultivar resistenti sono indispensabili, ma da sole non possono rigenerare l'olivicoltura

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# 5thEuropean Conferenceon Xylellafastidiosa A oltre dieci anni dall'arrivo di Xylella fastidiosa in Puglia, una certezza emerge con forza dalla ricerca scientifica: la rigenerazione dell'olivicoltura non passa soltanto dal reimpianto di cultivar resistenti. È il messaggio lanciato dal progetto europeo BeXyl , presentato durante il 5° European Conference on Xylella fastidiosa . Lo studio ha monitorato per due anni sedici nuovi oliveti realizzati con Leccino e FS-17 (Favolosa) , oggi considerate le cultivar di riferimento per la ricostruzione degli impianti nelle aree infette. I risultati confermano un concetto fondamentale: resistenza non significa immunità . Entrambe le cultivar possono essere infettate dal batterio, ma riescono a contenerne la proliferazione e, soprattutto, a limitare fortemente la comparsa dei sintomi. In alcuni oliveti la percentuale di piante positive ha raggiunto valori elevati, pur mantenendo una vegetazione sana e produtti...

Xylella: il segreto del Leccino potrebbe essere nella rapidità della risposta immunitaria

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# 5thEuropeanConferenceOnXylellafastidiosa Perché il Leccino riesce a convivere con Xylella fastidiosa , mentre altre cultivar manifestano rapidamente il disseccamento? Una risposta arriva da uno dei più ampi studi trascrittomici presentati al V Convegno Internazionale sulla Xylella. I ricercatori hanno analizzato circa 190 librerie RNA-seq , (collezioni di frammenti di acidi nucleici) ottenute dall'inizio dell'epidemia su piante infettate naturalmente e artificialmente, per comprendere come l'olivo reagisca all'infezione fin dalle primissime fasi. Il primo risultato è sorprendente: il Leccino percepisce la presenza del batterio già 48 ore dopo l'inoculazione , mentre nella suscettibile Ogliarola la risposta compare solo dopo 10 giorni . Una differenza temporale che potrebbe fare la differenza tra contenere l'infezione o subirne la rapida diffusione. L'analisi dell'espressione genica ha individuato 11 vie metaboliche coinvolte nella rispost...

Perché il Leccino resiste alla Xylella? La risposta è scritta nel suo DNA

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# 5thEuropeanConferenceOnXylellafastidiosa Per anni si è pensato che il Leccino fosse semplicemente "Più resistente" alla Xylella fastidiosa . Oggi la ricerca internazionale ci permette di capire perché. La differenza rispetto a cultivar suscettibili come Ogliarola Salentina non dipende da un numero maggiore di geni della difesa, ma da un sistema immunitario più efficiente nel riconoscere precocemente il batterio. Gli studi genomici hanno individuato nel Leccino un'importante espansione dei recettori MIK2-like, vere e proprie sentinelle che percepiscono il danno provocato dalla Xylella alle pareti cellulari. Questo consente alla pianta di attivare rapidamente le proprie difese, limitando la moltiplicazione del batterio già nelle prime fasi dell'infezione. Video Anche il comportamento dei geni durante l'attacco è sorprendente. L'Ogliarola attiva migliaia di geni, ma in modo poco efficace. Il Leccino, invece, mette in funzione un numero più limitato di geni...

Screening varietale dell'olivo: perché servono anni per individuare la vera resistenza alla Xylella

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# 5thEuropeanConferenceOnXylellafastidiosa La ricerca sulla Xylella fastidiosa sta dimostrando che la resistenza dell'olivo non può essere valutata in pochi anni. Dal 2015 sono in corso ampi screening varietali nei campi sperimentali pugliesi, dove decine di cultivar vengono monitorate annualmente in condizioni di infezione naturale. Un lavoro paziente che sta fornendo informazioni decisive per il futuro dell'olivicoltura. I primi anni di osservazione possono infatti trarre in inganno. Il batterio è caratterizzato da un lungo periodo di incubazione e una pianta apparentemente sana potrebbe manifestare i sintomi solo dopo diversi anni. Per questo motivo gli studiosi affiancano all'osservazione dei disseccamenti anche la misura della carica batterica, parametro oggi considerato uno degli indicatori più affidabili della reale capacità di una cultivar di convivere con il patogeno. I risultati confermano quanto già emerso dalla ricerca italiana e internazionale. Leccino c...

Una seconda opportunità per gli arboreti privi di baulatura

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agrumeto con due solchi - baula La preparazione del terreno rappresenta uno degli investimenti più importanti nella realizzazione di un frutteto moderno. Eppure, in molti impianti, una delle operazioni più utili per il futuro delle piante viene spesso trascurata: la baulatura. solchi - baula durante la preparazione La baula consiste nella creazione di un leggero rialzo lungo il filare, capace di migliorare il drenaggio dell'acqua e aumentare la disponibilità di ossigeno nella zona esplorata dalle radici. Una tecnica oggi considerata fondamentale negli impianti moderni di agrumi, olivo, kaki, melograno, mandorlo e pistacchio e molte altre specie. Quando questa operazione non viene eseguita al momento dell'impianto, non significa però aver compromesso definitivamente il futuro della coltivazione. Secondo il Dottore Agronomo Vito Vitelli, nella maggior parte dei casi è possibile intervenire successivamente ottenendo risultati molto interessanti. presenza di cotico erboso tra i...