Montalto di Castro (Viterbo): Mandorlo Makako e Sistema "Zaragoza"

Siamo a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, presso l’Azienda Mariotti, in un mandorleto realizzato nel 2021 con la cultivar Makako. Le immagini, girate nel luglio 2024, mostrano piante ben sviluppate e allevate secondo il sistema Zaragoza.
Quella osservata non è
stata un’annata particolarmente favorevole per il mandorlo in molte aree
italiane. Le cause vanno ricercate soprattutto nella stagione precedente,
quando gli attacchi di ragnetto rosso, associati al caldo torrido e allo stress
idrico, hanno determinato diffuse defogliazioni anticipate.
La perdita precoce delle foglie riduce l’attività fotosintetica e l’accumulo delle sostanze di riserva necessarie alla differenziazione delle gemme a fiore e alla ripresa vegetativa dell’anno successivo. A ciò si è aggiunto un autunno eccezionalmente caldo e prolungato che, dopo un temporaneo abbassamento delle temperature, ha favorito una ripresa vegetativa tardiva, interferendo con la maturazione dei germogli e con il regolare ingresso delle piante nella dormienza.
Nel mandorleto
dell’Azienda Mariotti, nonostante il calo produttivo generale, le mandorle sono
comunque presenti. Il risultato è legato alle corrette cure agronomiche e
fitosanitarie, ma anche alla buona risposta della cultivar Makako nell’ambiente
del Viterbese. Ottenuta dal CEBAS-CSIC di Murcia, Makako è una cultivar
autofertile, vigorosa e caratterizzata da una fioritura extra-tardiva,
caratteristica utile a ridurre l’esposizione alle gelate primaverili.
Le piante sono allevate
secondo il sistema Zaragoza, basato su un tronco alto circa 80–90 cm, idoneo
alla presa della pinza scuotitrice, e su una chioma libera, equilibrata e ben
ramificata. Durante la fase di formazione vengono eseguiti soltanto due o tre
interventi mirati di topping ed edging, sufficienti a stimolare la
ramificazione senza costringere la pianta entro forme eccessivamente rigide.
Conclusa questa fase,
nel primo e nel secondo anno si effettuano soltanto alcuni interventi di
potatura calmierante durante la stagione vegetativa, limitati alla cimatura
degli ultimi 10–15 cm dei germogli più assurgenti e vigorosi.
A partire dal terzo o
quarto anno, la potatura di produzione viene eseguita una sola volta all’anno,
generalmente tra ottobre e novembre. L’intervento prevede la pulizia del
cosiddetto “palmo della mano”, l’eliminazione delle branchette deboli, mal
posizionate o esaurite, l’apertura del cono centrale di luce e pochi tagli di
ritorno per ricondurre la chioma entro la sagoma assegnata.
La potatura meccanica
può essere utilizzata esclusivamente come prepotatura: la macchina esegue il
taglio, ma la scelta dei rami da conservare o eliminare deve rimanere affidata
a operatori adeguatamente formati. Generalmente gli interventi meccanici vengono
effettuati ogni 3-4 anni, in modo alternato, su un solo lato della parete lungo
la fila, mantenendo un’inclinazione di circa 30–33 gradi.
Altrettanto importanti
sono la baula, indispensabile per favorire lo sgrondo delle acque, e la doppia
ala gocciolante, da allontanare progressivamente dal tronco per accompagnare
l’espansione trasversale dell’apparato radicale. Il leggero interramento delle
ali facilita inoltre la gestione del cotico erboso mediante trinciatura,
evitando interferenze con le attrezzature.
Particolare attenzione
deve essere riservata alle “tre fiere” del mandorlo: ragnetto rosso, cicaline e
tingide, in particolare Monosteira unicostata. Caolino, zeolite,
gesso-zolfo, sapone molle di potassio e altri prodotti autorizzati possono
integrare una strategia di difesa a basso impatto. Ogni intervento deve però
essere definito sulla base del monitoraggio, dell’effettiva presenza degli
organismi nocivi e del rigoroso rispetto delle indicazioni riportate dai
protocolli tecnici redatti dall’agronomo Vito Vitelli.
Il sistema Zaragoza si
presta perfettamente alla raccolta meccanizzata: scuotitura del tronco, breve
essiccazione delle mandorle sul cotico asciutto e successivo recupero mediante
macchine spazzolatrici. La permanenza dei frutti a terra deve essere limitata a
pochi giorni, programmando le operazioni in modo da evitare piogge, ristagni ed
elevata umidità.
È questa la
mandorlicoltura che ci piace: piante equilibrate, pochi tagli ma ben ragionati,
radici distribuite correttamente e raccolta efficiente. Perché una forma libera
non significa abbandono: significa guidare la pianta rispettandone la
fisiologia.
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Nota
editoriale:
Contenuto originale a
cura del Dottore Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto
di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di
valorizzazione tecnica.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:


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