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Riforma dell’oliveto tradizionale e infittimento: la transizione concreta verso un sistema moderno

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A Raffadali, in provincia di Agrigento, in un oliveto di vecchia impostazione, è stato avviato un intervento tecnico che rappresenta un passaggio chiave verso un modello produttivo più moderno ed efficiente. Le piante esistenti, caratterizzate da eccessiva altezza, struttura legnosa importante e difficoltà di gestione, sono state inizialmente mantenute in produzione attraverso interventi di “potatura soft”. Una scelta utile nel breve periodo, ma non risolutiva. Parallelamente, è stata introdotta una strategia determinante: l’infittimento dell’impianto mediante inserimento di nuove piante tra quelle esistenti. Questo approccio ha consentito di non perdere tempo produttivo e di avviare fin da subito il rinnovamento. Le nuove piante, basse, ben impostate e facilmente gestibili, rappresentano il riferimento tecnico verso cui evolvere l’intero oliveto. Il confronto tra vecchio e nuovo è evidente. Le piante tradizionali, pur ancora produttive, risultano inefficienti sotto il profilo ge...

Kaki al secondo anno: gestione della potatura estiva per costruire una pianta produttiva ed equilibrata

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In una azienda agricola dell’Organizzazione di Produttori Giotto, in provincia di Caserta, è stato osservato un impianto di kaki ( Diospyros kaki ) al secondo ciclo vegetativo, messo a dimora nel gennaio 2024 e valutato nel luglio 2025. L’approccio adottato rappresenta un esempio concreto di gestione moderna, orientata alla costruzione progressiva della pianta secondo lo schema Mataix System e al controllo della vigoria. Durante il primo anno non sono stati eseguiti interventi strutturali, ma solo una leggera potatura antivento e la liberazione del tronco da ramificazioni laterali nei primi 45–50 cm. Questa scelta ha consentito lo sviluppo di un apparato radicale forte ed efficiente, base indispensabile per sostenere le successive fasi vegetative. Nel periodo invernale si è intervenuti con una speronatura a 7–10 cm delle principali ramificazioni. L’effetto è stato immediato: da poche branche iniziali si è ottenuta una forte emissione di nuovi germogli, con una chioma ricca e vigor...

Limoneto: recupero post-gelo e gestione tecnica per la ripresa produttiva

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Negli agrumeti colpiti da gelo, la gestione deve essere immediata e proporzionata al danno, con un obiettivo preciso: ripristinare equilibrio vegetativo e continuità produttiva senza generare nuova instabilità. La potatura rappresenta il primo intervento strategico. Nei casi di danni severi, in seguito ad abbassamenti di temperatura oltre i 5 gradi sotto lo zero per oltre 10 ore, si eseguono tagli di riforma a 65–70 cm dal colletto, eliminando le ramificazioni basse e speronando quelle superiori per stimolare un nuovo germogliamento ordinato. In situazioni estreme si interviene più in basso (15–20 cm dal colletto), fino al recupero del portinnesto, selezionando successivamente un nuovo germoglio vigoroso su cui eseguire l’innesto. Dove i danni sono limitati, si adottano tagli di ritorno a monte delle lesioni, preservando gran parte della chioma e mantenendo una quota produttiva già nell’anno. Le ferite di grandi dimensi...

Potatura di riforma dell’olivo in asciutto: da pianta di volume a pianta produttiva

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Siamo in Sicilia in un’azienda olivicola in provincia di Enna, dove gli oliveti sono ancora gestiti secondo il sistema tradizionale. Le piante si presentano alte, con un eccesso di struttura legnosa e una chioma sbilanciata, nella quale la componente vegetativa prevale su quella produttiva. Negli anni si è cercato di intervenire con potature “soft” per ridurre la massa legnosa e favorire la fruttificazione, ma senza riuscire a correggere pienamente l’impostazione originaria. Per questo motivo, circa due anni fa, è stata eseguita una potatura di riforma su una pianta campione, posizionata nella parte terminale del campo. Una scelta tecnica precisa: intervenire su una pianta marginale consente di monitorarne l’evoluzione senza interferire con la gestione complessiva dell’oliveto, valutando con oggettività i risultati prima di estendere l’intervento. La pianta, prima della riforma, presentava tutti i limiti tipici del sistema tradizionale: sviluppo verticale accentuato, eccesso di leg...

Sistema classico Zaragoza: confronto tra “Penta” e “Makako” nel cuore della Spagna

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Trovandomi a Saragozza, non potevo non documentare in campo il sistema classico “Zaragoza”, nato proprio in questo territorio da un’idea congiunta degli agronomi Vito Vitelli e Jordi Mor Gaya, e oggi punto di riferimento per la mandorlicoltura e l’arboricoltura moderna. L’impianto osservato è realizzato con sesto 5 metri tra le file × 2 metri sulla fila (circa 1.000 piante/ha) e presenta una struttura semplice ed efficace: tronco pulito fino a circa 80 cm e successiva organizzazione ordinata delle ramificazioni produttive. La particolarità del rilievo sta nella possibilità di confronto diretto tra due varietà disposte su parcelle adiacenti: “Penta” e “Makako”, entrambe ottenute dal centro di ricerca CEBAS-CSIC di Murcia (Spagna), istituzione di rilievo internazionale nel miglioramento genetico del mandorlo. L’impianto, realizzato nel 2020, evidenzia una buona entrata in produzione e un equilibrio vegeto-produttivo già ben definito. Le piante si presentano compatte, con internodi co...

Mandorleto ZaragoZa® al secondo anno: la potatura calmierante che costruisce la produzione

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Un impianto di mandorlo impostato secondo il sistema ZaragoZa®, realizzato tra gennaio e febbraio 2024, si presenta a luglio 2025 (momento in cui viene realizzato il video) con due cicli vegetativi completi. Le piante, nel corso dei due cicli, hanno già ricevuto due/tre interventi di topping e due di edging, fondamentali per impostare la struttura a cespuglio e stimolare lo sviluppo delle ramificazioni laterali. Dopo una crescita diffusa della chioma, si interviene ora con una fase chiave: l a potatura “Calmierante” . L’operazione è leggera e interessa esclusivamente le cime dei germogli, con tagli di pochi centimetri. Un intervento apparentemente semplice, ma con un effetto fisiologico decisivo. La riduzione delle cime consente di contenere la dominanza apicale dei germogli più vigorosi (“bulli”), principali responsabili della produzione di auxine e del richiamo delle risorse verso l’alto. Interrompendo questo meccanismo, la pianta redistribuisce le energie verso le ramificazioni ...

Nuovo impianto di mandorlo in Salento: avvio del sistema Zaragoza

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Nel territorio del Salento, in provincia di Brindisi, accanto agli oliveti compromessi dalla Xylella fastidiosa, si osservano sempre più interventi di riconversione produttiva. Tra le soluzioni adottate, il mandorlo rappresenta una scelta concreta e strategica. In questo caso si è partiti dall’espianto di un vecchio mandorleto gestito con criteri tradizionali, per avviare un nuovo impianto secondo il sistema Zaragoza. Le condizioni del suolo non hanno consentito una rippatura profonda, per cui si è optato per una lavorazione localizzata mediante frantumazione del terreno su volumi di circa 60-70 cm di larghezza × 80 cm di profondità. Questo intervento, seppur più oneroso, consente di creare un ambiente favorevole allo sviluppo radicale iniziale, concentrando acqua e nutrienti nella zona lavorata. La piantumazione è stata eseguita con trapiantatrice. Subito dopo si è proceduto al taglio dell’astone a circa 90–95 cm, mantenendo il punto di innesto sempre ben esposto all’aria. La pian...

Pero a monoasse e olivo frangivento: gestione integrata per stabilità produttiva

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Nel pereto a monoasse la gestione tecnica ruota attorno a un obiettivo preciso: mantenere continuità produttiva lungo l’asse, evitando accumuli di vigoria e zone improduttive. Tra novembre e febbraio l’arieggiamento con aratro talpa migliora drenaggio e ossigenazione radicale, creando le condizioni per una ripresa vegetativa equilibrata. In stagione, le infestanti si gestiscono prioritariamente in modo meccanico; eventuali interventi localizzati richiedono precisione operativa e protezione del tronco, intervenendo su vegetazione giovane. La potatura invernale è il principale strumento di regolazione. Le ramificazioni vigorose prive di gemme a fiore vengono speronate a 5–7 cm per stimolare rinnovo vegetativo. I rami con gemme basali si accorciano a 10–15 cm per garantire produzione e rigenerazione nello stesso ciclo. Le femminelle flessibili non si toccano, perché rappresentano la continuità produttiva del sistema. L’intervento deve interessare l’intero asse, evitando squilibri tra ...

Riforma degli impianti tradizionali di kaki nel Casertano: dare una seconda vita alle piante

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Nel Casertano la coltivazione del kaki ha oltre un secolo di storia. In queste aree sono ancora presenti numerosi impianti tradizionali costituiti da varietà storiche come Kaki Vaniglia , “ Ukakis” e le cosiddette “ Lignasante” . Negli ultimi decenni si è poi diffusa anche la varietà “ Rojo Brillante” , a polpa soda astringente alla raccolta, oggi molto conosciuta dal punto di vista commerciale. Si tratta di una coltura che rappresenta pienamente il territorio e la sua vocazionalità agricola. Tuttavia, questa forte tradizione non è sempre stata accompagnata da un’evoluzione delle tecniche agronomiche di coltivazione. In molti casi gli impianti sono rimasti impostati secondo criteri ormai superati, con piante che nel tempo hanno sviluppato una massa legnosa importante ma una capacità produttiva progressivamente ridotta. Durante una visita tecnica nel Casertano, l’Agronomo Vito Vitelli ha osservato un impianto di circa vent’anni che presentava proprio queste caratteristiche: piante...

Riforma degli impianti tradizionali di kaki: prove dimostrative per rinnovare la struttura produttiva

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Nel territorio di Caserta , in uno dei comprensori storicamente più vocati alla coltivazione del kaki, l’ Agronomo Vito Vitelli sta conducendo alcune prove dimostrative di riforma su impianti tradizionali. Si tratta di frutteti gestiti da molti anni con sistemi classici, nei quali nel tempo si è progressivamente instaurato uno squilibrio fisiologico della pianta: aumento della massa legnosa e riduzione delle formazioni fruttifere. L’approccio adottato non prevede interventi drastici sull’intero impianto, ma l’introduzione graduale di prove di riforma su singole piante , al fine di valutarne l’evoluzione nel corso dei mesi e degli anni successivi. Questo metodo consente all’azienda di osservare direttamente l’efficacia dell’intervento prima di estenderlo a tutta la superficie. Durante la dimostrazione è stato eseguito un taglio di riforma a circa 70 cm dal suolo, con inclinazione di circa 45° , con l’obiettivo di stimolare l’emissione di nuovi germogli vigorosi alla base della pian...