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Xylella: Il Sovrainnesto preventivo per Salvare gli Olivi monumentali

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Salvare un olivo monumentale non significa soltanto mantenere in vita una pianta, ma proteggere un patrimonio genetico, storico e paesaggistico che nessun nuovo impianto potrebbe ricostruire. Sono stati condotti studi per valutare il sovrainnesto di piante suscettibili con cultivar resistenti come misura preventiva contro il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo, causato in Puglia da Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53. Le precedenti esperienze condotte su alberi già gravemente sintomatici avevano registrato numerosi fallimenti. Quando il batterio ha colonizzato estesamente i vasi xilematici e la pianta ha perso buona parte della propria funzionalità idraulica, sostituire la chioma può essere ormai inutile. La nuova strategia cambia quindi completamente prospettiva: non innestare per tentare di recuperare una pianta compromessa, ma intervenire prima dell’infezione o durante le sue fasi iniziali. L’indagine ha interessato quattro siti della provincia di Br...

Mandorlo: Una Seconda vita con la Potatura di Riforma

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Questa è l’ultima operazione necessaria per completare la formazione della chioma secondo il sistema Zaragoza. Ci troviamo in un mandorleto di oltre cinquanta anni, sottoposto due anni fa (2023) a una potatura di riforma (il video risale al 2025). Sui vecchi tronchi e sulle branche principali si è sviluppata una vegetazione giovane e vigorosa, progressivamente organizzata per ricostruire la capacità produttiva delle piante. Operazione calmierante  La risposta ottenuta dimostra che un mandorleto anziano, quando presenta strutture legnose sufficientemente sane e un apparato radicale ancora efficiente, può ricevere una seconda possibilità. La riforma non può recuperare piante gravemente compromesse da carie o patologie del legno, ma consente di valorizzare esemplari ancora vitali e già perfettamente adattati all’ambiente. Dopo la potatura di riforma Dopo tagli importanti, il mandorlo reagisce producendo numerosi germogli vigorosi e verticali. Questa vegetazione serve inizialmente ...

Limone Interdonato: ottobre nella piana del Sele parte la raccolta

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Nella Piana del Sele, a partire dal mese di ottobre, prende il via la raccolta dell’Interdonato, una delle cultivar di limone più precoci del Mediterraneo. Siamo negli impianti della Lemon Group, dove le piante, giunte al quinto anno, hanno raggiunto un buon equilibrio vegeto-produttivo, con una resa stimata intorno ai 60–70 kg ciascuna. L’Interdonato è una cultivar di origine siciliana, selezionata alla fine dell’Ottocento lungo la costa ionica messinese. Considerato un ibrido naturale tra limone e cedro, è conosciuto anche come “limone nostrano” o “Liscione”. In Sicilia la raccolta può iniziare già alla fine di settembre, mentre nella Piana del Sele parte generalmente dalla metà di ottobre e prosegue per tutto novembre. Limone interdonato prossimo alla raccolta Il frutto presenta forma allungata, umbone pronunciato, buccia sottile e poco rugosa, con semi scarsi o assenti. All’inizio della maturazione commerciale può rimanere parzialmente verde, soprattutto alle estremità. Non bis...

Kaki Rojo brillante: Progettare Un Impianto Moderno

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La realizzazione di un nuovo diospreto non può limitarsi alla scelta della varietà e del sesto d’impianto. Occorre progettare un sistema nel quale terreno, portinnesto, densità, irrigazione, forma della chioma e organizzazione post-raccolta siano perfettamente coordinati. Rojo Brillante è una cultivar individuata intorno al 1940 nella Ribera del Xúquer, in provincia di Valencia, probabilmente come mutazione spontanea della varietà Cristalino. La pianta è vigorosa, assurgente, a fioritura tardiva e produce esclusivamente fiori femminili. In assenza di impollinazione forma frutti partenocarpici e privi di semi. I frutti sono grossi, mediamente di 300–350 grammi, con buccia rosso-arancio brillante, polpa compatta e grado zuccherino di 14–16 °Brix. La cultivar appartiene al gruppo CFA, corrispondente alla classificazione internazionale PCA: i frutti rimangono astringenti indipendentemente dalla presenza dei semi. Per commercializzarli anc...

Mandorlo moderno: progettare l’impianto prima di piantare

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Un mandorleto moderno non è semplicemente un impianto con un maggior numero di piante per ettaro. È un sistema nel quale ambiente, terreno, portinnesto, varietà, densità, forma della chioma, irrigazione e modalità di raccolta devono essere perfettamente coerenti tra loro. La progettazione comincia dalla vocazionalità del sito. Occorre valutare il rischio di gelate tardive, le condizioni climatiche durante la fioritura, la profondità e il drenaggio del terreno, il contenuto di calcare attivo, la salinità, la disponibilità idrica e l’eventuale presenza di nematodi e altri agenti nocivi del suolo. Il mandorlo tollera il calcare e una moderata siccità, ma soffre fortemente il ristagno idrico e l’asfissia radicale. Per la preparazione del terreno al trapianto è sempre consigliabile una ripuntatura alla profondità di 70–90 cm, eseguita con terreno asciutto nelle due direzioni perpendicolari oppure a 45 gradi. Nei terreni argillosi o caratterizzati da drenaggio lento è opportuno realizzar...

Montalto di Castro (Viterbo): Mandorlo Makako e Sistema "Zaragoza"

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Siamo a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, presso l’Azienda Mariotti, in un mandorleto realizzato nel 2021 con la cultivar Makako. Le immagini, girate nel luglio 2024, mostrano piante ben sviluppate e allevate secondo il sistema Zaragoza. Quella osservata non è stata un’annata particolarmente favorevole per il mandorlo in molte aree italiane. Le cause vanno ricercate soprattutto nella stagione precedente, quando gli attacchi di ragnetto rosso, associati al caldo torrido e allo stress idrico, hanno determinato diffuse defogliazioni anticipate. La perdita precoce delle foglie riduce l’attività fotosintetica e l’accumulo delle sostanze di riserva necessarie alla differenziazione delle gemme a fiore e alla ripresa vegetativa dell’anno successivo. A ciò si è aggiunto un autunno eccezionalmente caldo e prolungato che, dopo un temporaneo abbassamento delle temperature, ha favorito una ripresa vegetativa tardiva, interferendo con la maturazione dei germogli e con il regolare ingr...

Guida alla gestione del pescheto moderno. Il Protocollo Tecnico Vito Vitelli per la formazione del Vaso Catalano

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La moderna peschicoltura richiede impianti capaci di coniugare elevata produttività, qualità dei frutti, sostenibilità economica e semplicità di gestione . Raggiungere questi obiettivi significa costruire correttamente la pianta fin dai primi anni, rispettandone la fisiologia e accompagnandone lo sviluppo con interventi mirati. Video Da questa filosofia nasce il Protocollo Tecnico Vito Vitelli , un metodo di formazione del Vaso Catalano che integra esperienza di campo e conoscenze scientifiche, con l'obiettivo di ottenere una chioma equilibrata, ben illuminata e altamente produttiva. La formazione inizia con la pulizia del tronco , eliminando completamente tutti i germogli presenti fino a circa 50 cm dal terreno . I germogli compresi tra 50 e 65 cm vengono invece speronati a 3-5 cm , così da mantenere punti vegetativi utili per eventuali future ricostruzioni della chioma. L'elemento distintivo del protocollo è rappresentato dal doppio topping , una tecnica che consente ...

Xylella: le cultivar resistenti sono indispensabili, ma da sole non possono rigenerare l'olivicoltura

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# 5thEuropean Conferenceon Xylellafastidiosa A oltre dieci anni dall'arrivo di Xylella fastidiosa in Puglia, una certezza emerge con forza dalla ricerca scientifica: la rigenerazione dell'olivicoltura non passa soltanto dal reimpianto di cultivar resistenti. È il messaggio lanciato dal progetto europeo BeXyl , presentato durante il 5° European Conference on Xylella fastidiosa . Lo studio ha monitorato per due anni sedici nuovi oliveti realizzati con Leccino e FS-17 (Favolosa) , oggi considerate le cultivar di riferimento per la ricostruzione degli impianti nelle aree infette. I risultati confermano un concetto fondamentale: resistenza non significa immunità . Entrambe le cultivar possono essere infettate dal batterio, ma riescono a contenerne la proliferazione e, soprattutto, a limitare fortemente la comparsa dei sintomi. In alcuni oliveti la percentuale di piante positive ha raggiunto valori elevati, pur mantenendo una vegetazione sana e produtti...

Xylella: il segreto del Leccino potrebbe essere nella rapidità della risposta immunitaria

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# 5thEuropeanConferenceOnXylellafastidiosa Perché il Leccino riesce a convivere con Xylella fastidiosa , mentre altre cultivar manifestano rapidamente il disseccamento? Una risposta arriva da uno dei più ampi studi trascrittomici presentati al V Convegno Internazionale sulla Xylella. I ricercatori hanno analizzato circa 190 librerie RNA-seq , (collezioni di frammenti di acidi nucleici) ottenute dall'inizio dell'epidemia su piante infettate naturalmente e artificialmente, per comprendere come l'olivo reagisca all'infezione fin dalle primissime fasi. Il primo risultato è sorprendente: il Leccino percepisce la presenza del batterio già 48 ore dopo l'inoculazione , mentre nella suscettibile Ogliarola la risposta compare solo dopo 10 giorni . Una differenza temporale che potrebbe fare la differenza tra contenere l'infezione o subirne la rapida diffusione. L'analisi dell'espressione genica ha individuato 11 vie metaboliche coinvolte nella rispost...