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Melo a monoasse: struttura solida, luce diffusa, produzione regolare

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Nel melo allevato a monoasse l’obiettivo è chiaro: mantenere un asse dominante, continuo e ben illuminato, capace di sostenere nel tempo una parete produttiva ordinata. Il protocollo di gennaio interviene in modo coordinato su potatura, sanità invernale, suolo e nutrizione. La potatura si esegue in pieno riposo vegetativo e interessa l’intero asse, dalla base alla cima. I rami vigorosi privi di gemme a fiore si speronano corti a 5–7 cm per stimolare rinnovo controllato. I rami vigorosi con gemme a fiore basali si accorciano a 10–15 cm, così da coniugare produzione immediata e formazione di nuovi germogli. I rami flessibili a frutto non si toccano: sono la struttura produttiva principale e vanno preservati anche se lunghi. Dove necessario, una piccola incisione sopra una gemma dormiente favorisce l’emissione di nuovi germogli e mantiene attivo il ricambio. La logica è semplice: contenere la vigoria, distribuire la luce, garantire continuità produttiva. Video Sul piano sanitario, le ...

Pescheto a monoasse in provincia di Rieti: terza foglia e prime vere produzioni

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Nel gennaio 2026 siamo tornati in provincia di Rieti in un pescheto allevato a monoasse, trapiantato nel febbraio 2024. Dopo due vegetazioni l’asse è perfettamente formato e la prima produzione del 2025 ha già raggiunto circa 100 quintali per ettaro. Ora entriamo nella terza foglia e si imposta la potatura di produzione. La lettura della pianta è lineare. Si selezionano i rami misti di colore amaranto, ben inseriti lungo l’asse, ed esposti correttamente alla luce. Il legno marrone, esaurito o non funzionale, viene eliminato o speronato a 5–7 cm per favorire il rinnovo vegetativo. Se un ramo si allunga eccessivamente o si allontana dalla parete, si devia sui primi 15–20 cm utili oppure si rinnova. L’asse resta sempre il punto di riferimento. Video Su una pianta tipo sono stati selezionati 26 rami misti. Con una stima prudente di 3 frutti medi da 200 g per ramo si superano i 15 kg per pianta. Con una densità di circa 2.000 piante per ettaro significa poter raggiungere già nell’agosto 2...

Agrumeto: equilibrio tra luce, suolo e sanità vegetativa

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Il protocollo imposta una gestione essenziale e razionale: prevenzione, controllo della vigoria e tutela costante dell’apparato radicale. Dopo la raccolta e prima della fioritura si interviene con disinfezione della chioma mediante prodotti rameici, evitando la fase di bottone bianco aperto. Entro marzo si protegge anche tronco e branche principali, con attenzione particolare al colletto nelle giovani piante. La potatura di marzo–aprile è mirata e non invasiva: pulizia del “palmo della mano”, apertura di un cono di luce centrale di 55–60 cm e contenimento dei rami pendenti. L’obiettivo è mantenere aerazione interna, continuità delle strutture fruttifere e stabilità produttiva senza eccessi vegetativi. Sul piano pedologico, tra novembre e marzo un passaggio di aratro talpa migliora drenaggio e ossigenazione, soprattutto dove non è presente baulatura. In presenza di salinità si programmano fertirrigazioni correttive da aprile. Le fessurazioni primaverili si gestiscono esclusivament...

Superintensivo a monoasse: equilibrio naturale e qualità italiana nell’olivicoltura moderna

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In provincia di Caserta stanno prendendo forma nuovi impianti superintensivi impostati con criteri strutturali chiari: 4,5–5 metri tra le file e 1,20–1,30 metri sulla fila. Non soluzioni improvvisate, ma una visione tecnica precisa fondata sul sistema a monoasse . Il principio è semplice: tronco libero per i primi 60 cm, asse centrale guidato in verticale fino a 1,80–2 metri tramite tutore stabile e ben ancorato. L’asse rappresenta il “comandante” della pianta. La sua verticalità garantisce dominanza apicale e controllo dell’intera architettura. Le ramificazioni laterali, anche se vigorose, per effetto della gravità tendono naturalmente a piegarsi. Quando si curvano riducono la spinta vegetativa, rallentano la corsa verso l’alto e iniziano a ramificare. È il principio dell’autoregolazione fisiologica: meno legno inutile, più predisposizione alla fruttificazione. Il vantaggio rispetto ai sistemi caratterizzati da continui tagli meccanici è evidente. Nei primi anni non si intervien...

Oliveto a parete: progettazione e gestione del sistema monoasse ad alta densità

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L’impianto a parete rappresenta un modello strutturato e altamente razionale, dove ogni scelta  dal suolo alla raccolta  è funzionale alla costruzione di una parete produttiva continua, luminosa e meccanizzabile. Analisi preliminare e preparazione del terreno La realizzazione dell’impianto parte sempre da un’analisi fisico-chimica accurata del suolo. Il campionamento deve essere omogeneo e rappresentativo, evitando gli strati superficiali alterati. La lavorazione profonda non prevede aratura. Il protocollo impone una ripuntatura a 80–90 cm, incrociata a 45°, per rompere la compattazione e favorire l’esplorazione radicale verticale e laterale. È un passaggio determinante per evitare ristagni e limitazioni future. La sistemazione idraulica avviene mediante baulatura rialzata (35–40 cm), che migliora drenaggio e ossigenazione, riducendo il rischio di asfissia radicale. Le infestanti perenni vanno gestite prima dell’impianto, con interventi mirati e tempistiche adeguate. V...

Riforma e infittimento dell’oliveto: architettura, densità e controllo produttivo

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Il protocollo definisce una strategia strutturale precisa: recuperare oliveti squilibrati e incrementare la densità senza interrompere la redditività. Le leve sono due: potatura di riforma e infittimento tecnico. Potatura di riforma: ricostruire l’asse L’intervento si esegue tra marzo e maggio su piante con chioma disordinata o improduttiva. La “formula 110/45” prevede un taglio a 110–130 cm, inclinato a 45°, scegliendo la branca più coerente con l’asse del tronco. Le laterali vengono eliminate a raso, lasciando 2–3 cm per favorire un rinnovo controllato. Non è un accorciamento, ma un reset strutturale. Si elimina lo squilibrio per ricostruire una chioma più luminosa, meccanizzabile e stabile. La tecnica è applicabile anche su piante di grande sviluppo per un rinnovo radicale. Video Infittimento: aumentare il potenziale senza fermare la produzione Contestualmente alla riforma si inseriscono nuove piante negli spazi interfilari. Prima del trapianto è indispensabile un diss...

Pescheto giovane a pochi giorni dal risveglio

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Il piano agronomico è costruito con una logica chiara: equilibrio vegeto-produttivo, sanità del suolo e continuità della struttura fruttifera lungo tutta la stagione. Potatura e gestione della chioma L’intervento invernale, a completa caduta foglie, è il momento chiave. Si selezionano i rami misti migliori, ben esposti e con vigoria equilibrata; le ramificazioni non idonee vengono eliminate o speronate a 5–7 cm per stimolare rinnovo. I brindilli si accorciano a 1–2 cm. Sulle piante giovani si limita il carico lasciando meno di 20 rami misti, con un obiettivo produttivo contenuto (9–12 kg/pianta) per favorire struttura e continuità negli anni successivi. I rami oltre 70 cm vengono accorciati di un terzo per riequilibrare vigoria e distribuzione della luce. Le ferite importanti richiedono protezione immediata per evitare ingressi patogeni e preservare il legno.   Gestione del suolo Il suolo viene mantenuto arieggiato con una scarificatura centrale invernale, particola...

Pesco a monoasse: struttura verticale e stabilità produttiva

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Nel pesco allevato a monoasse la priorità è chiara: mantenere un asse dominante, continuo e perfettamente verticale, capace di sostenere nel tempo una parete produttiva luminosa ed equilibrata. In primavera si definisce l’architettura. L’astone va guidato e fissato correttamente al palo tutore per garantire stabilità meccanica e continuità dell’asse. I germogli interni allo shelter si eliminano con taglio raso, evitando competizione e disordine strutturale. I rami vigorosi lungo l’asse non si sopprimono in modo indiscriminato: se ben inseriti si gestiscono con tagli di ritorno sulle prime femminelle utili, trasformando la vigoria in futura struttura fruttifera. Se privi di ramificazioni nei primi 20–25 cm, si speronano alla base per stimolare un rinnovo controllato. Le cimature leggere in fase di spinta riequilibrano la dominanza apicale e favoriscono l’emissione di rami misti ben distribuiti. Video La nutrizione segue la fisiologia. La fertirrigazione accompagna la ripresa vegetativ...

Pistacchio programma fine inverno

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La gestione del suolo prevede, tra novembre e febbraio, un solo passaggio di scarificatura con aratro talpa al centro della fila, per migliorare drenaggio e ossigenazione. A inizio stagione è obbligatoria la pulizia del colletto e del punto d’innesto, mantenendoli scoperti per prevenire marciumi. In presenza di fessurazioni primaverili del terreno si interviene esclusivamente con una lavorazione superficiale leggera, finalizzata alla sola chiusura delle crepe. La potatura di formazione, eseguita a febbraio sulle piante giovani o poco ramificate, è impostata per predisporre la raccolta con ombrello: il tronco deve rimanere libero per 90–100 cm, eliminando polloni e branche basse e speronando le ramificazioni superiori a 15–20 cm. La difesa fitosanitaria parte in inverno con la protezione di tronco e colletto mediante prodotti rameici. Tutte le ferite superiori a 10 cm devono essere sempre protette con pasta disinfettante. Prima del rigonfiamento delle gemme è previsto un trattamento...

Impianto agrumi ad alta efficienza

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La preparazione del terreno è un passaggio chiave: analisi fisico-chimica preventiva, ripuntatura profonda a 80–90 cm incrociata ed eliminazione dell’aratura. La sistemazione avviene su baula a doppio piano inclinato, indispensabile per favorire l’arieggiamento del suolo ed evitare ristagni, asfissia radicale e instabilità vegetativa. L’impianto è progettato con densità medio-alte, 700–900 piante/ha, con sesto di 5,0–5,5 m tra le file e 2,25–2,50 m sulla fila, con orientamento preferenziale Nord–Sud. Il trapianto va eseguito manualmente, senza trivella. Il colletto deve rimanere alla stessa quota della pianta di vivaio; è fortemente raccomandata la micorrizazione e l’applicazione immediata dello shelter per la protezione del tronco. La potatura di formazione parte dal taglio dell’astone a 65 cm, con speronatura delle branchette e pulizia del tronco nei primi 35–40 cm. In estate sono previste cimature ripetute a 15–20 cm per costruire rapidamente la struttura della pianta. Nei r...

Oliveto: interventi fine inverno

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La gestione inizia dalla difesa invernale del legno, con la protezione di tronco e branche principali durante il periodo autunno-invernale. Tutte le ferite di potatura superiori a 10 cm devono essere sempre rifinite e protette con pasta disinfettante. Nei casi di interventi di riforma più drastici, la copertura dei tagli è indispensabile per prevenire l’insorgenza di carie del legno. La potatura e la gestione della chioma seguono il sistema Zaragoza nelle piante giovani, con spuntature leggere dei germogli apicali per contenere l’eccesso di vigoria e stimolare la formazione di ramificazioni laterali a frutto. Nel vaso libero si interviene eliminando le ramificazioni nei primi 60 cm dal suolo, con il classico criterio di “alzare la gonna”. Dove necessario, il protocollo prevede anche l’infittimento dell’impianto, inserendo nuove piante tra quelle riformate e lavorando localmente il terreno. La nutrizione è impostata su una concimazione di fondo invernale, modulata in funzione della ...

Nocciolo monocaule: riforma drastica, sanità dei tagli e difesa integrata

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In questo video è riassunto il protocollo operativo messo a punto dall’Agronomo Vito Vitelli per l’impostazione e la gestione del nocciolo allevato a monocaule, con un approccio diretto, replicabile e orientato alla stabilità produttiva. La strategia parte da una riforma primaverile della ceppaia, con taglio totale a raso per stimolare nuovi ricacci vigorosi. Dopo una stagione vegetativa si seleziona un solo pollone, si imposta l’asse cimandolo a 60–65 cm, si pulisce il tronco nei primi 40 cm e si speronano i germogli apicali per costruire correttamente la futura struttura. Particolare attenzione è dedicata alla sanità dei tagli: le ferite di grandi dimensioni devono essere rifinite e protette con paste cicatrizzanti e disinfettanti, per limitare l’ingresso dei patogeni del legno. Video La difesa fitosanitaria è impostata secondo criteri di difesa integrata, con interventi preventivi contro batteriosi e patogeni fungini, alternanza di prodotti a base di microrganismi utili e trat...

Diospireto moderno di Rojo Brillante

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La varietà Rojo Brillante è vigorosa, a sola fioritura femminile e con frutti di grande pezzatura; alla raccolta risulta astringente e richiede una corretta gestione della fase post-raccolta per la rimozione dei tannini. La preparazione del terreno si basa sulla ripuntatura profonda e, soprattutto, sulla realizzazione della baula a doppio piano inclinato, elemento chiave del sistema, che consente una migliore ossigenazione radicale, lo sviluppo dei capillari superficiali, il controllo dei ristagni idrici e una maggiore stabilità fisiologica delle piante. La baula viene poi gestita senza lavorazioni, con inerbimento e trinciatura nell’interfila e diserbo localizzato sulla fila. Video L’impianto è orientato rigorosamente Nord–Sud. Sono previsti sesti da media ad alta densità, fino a 1.500–1.600 piante/ha, per anticipare l’entrata in produzione. La messa a dimora viene eseguita senza trivella, con impiego di micorrize e con il punto d’innesto mantenuto fuori terra. La gestione idr...