Olivicoltura nel “Deserto” siciliano: quando la tecnica costruisce verde, reddito e futuro

Questa non è una prova da scartare.

Anzi: è una di quelle esperienze che obbligano a rivedere molte convinzioni sull’olivo, soprattutto in ambienti difficili.

Siamo nell’azienda “Agri Casalicchio”, con Antonio e Giuseppe Casalicchio, su terreni fortemente argillosi, poveri di sostanza organica, soggetti a compattamento e con problemi strutturali evidenti. Un contesto dove, diciamolo senza giri di parole, fare olivicoltura senza metodo significa fallire.

Qui sono state portate avanti due prove reali di campo, una a vaso Zaragoza e una a parete a monoasse. Antonio tirerà le somme per decidere da quale parte andare.

La parete a monoasse è sicuramente la più performante, secondo Antonio, per la praticità di realizzazione e gestione. Ma anche il vasetto “ZaragoZa”, con un sesto di impianto 6,00 × 3,00 m, intorno a 550 piante per ettaro, è da considerare con molta attenzione in una moderna olivicoltura. Una densità tecnicamente equilibrata e perfettamente gestibile anche dal punto di vista operativo.

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Le piante “Zaragoza” sono state messe a dimora nel 2022, molto piccole. Oggi siamo al terzo anno di campo, con doppia ala gocciolante su un terreno fortemente argilloso. Ed è proprio questo il punto: nei suoli pesanti non è vero che non si può fare olivo.
L’olivicoltura è praticabile, ma solo se si costruisce un sistema completo: cotico erboso stabile, somministrazione di sostanza organica e una corretta gestione dell’acqua, non la semplice distribuzione di volumi.

L’irrigazione va saputa fare. In campo si vede chiaramente che le piante che hanno subito un leggero stress idrico controllato risultano più equilibrate e, in molti casi, più produttive.

Le piante sono impostate con tronco a 60–70 cm, impalcatura secondo l’impostazione ZaragoZa, tre impatti già eseguiti e un intervento di topping “calmierante” per riportare tutte le piante alla stessa altezza. È stata effettuata solo una leggera apertura interna “palmo della mano” e il cono di luce è stato volutamente rimandato.

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Oggi la pianta è in equilibrio.

La vera forza di queste piante non è nelle forbici, ma nel numero di foglie e nella capacità di costruire superficie fotosintetica. Impostare subito a tre branche come nei metodi tradizionali, e “aprire” forzatamente significa consumare risorse e creare vuoti produttivi.

I vecchi schemi di vaso tradizionale portano olive lontane dal centro della pianta, aumentano i costi di gestione e richiedono una manodopera che oggi non è più sostenibile.

Qui invece la logica è chiara: spazio, produttività e lavoro devono stare insieme.

Per chi dispone di meno acqua, anche un sesto più ampio, ad esempio 6 × 6,5 m, può essere una soluzione valida, soprattutto in abbinamento allo scuotitore con ombrello.

Ma c’è una condizione non negoziabile: cotico erboso vero.

La gestione dell’interfila avviene esclusivamente con trinciatura, utilizzando macchine come la BFM, che lavorano con filo, catena e disco contemporaneamente, dotate di ruote di appoggio per il controllo reale dell’altezza di lavoro.

Il risultato è evidente: assenza di erosione, accumulo di residui vegetali, incremento di sostanza organica. Dove c’è sostanza organica, il terreno non spacca.

È inutile lamentarsi dell’erosione sui terreni collinari se poi si continua a lavorare il suolo. Se lo coltivi nel modo sbagliato, si favorisce l’erosione. Le crepe del terreno scompaiono. Un passaggio annuale con aratro talpa al centro fila migliora ulteriormente il drenaggio e la gestione dell’acqua in eccesso, aumentando l’umidità utile per le piante e favorendo l’arieggiamento del cotico erboso.

Il contesto territoriale intorno è duro, arido, brullo. Tra pochi mesi, senza piogge, tornerà ad essere un deserto.

Eppure, dentro questo scenario, oggi esiste una macchia verde continua: è tutta l’azienda dei fratelli Casalicchio.

Questo è il vero risultato. Non un impianto “bello”, ma un sistema che funziona.

Un’oasi costruita con tecnica, visione e coerenza, promossa e seguita sul campo dall’Agronomo Vito Vitelli come modello concreto di olivicoltura moderna.

 

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Nota editoriale ufficiale:
Contenuto originale a cura dell’Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di valorizzazione tecnica.

 Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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