domenica 4 gennaio 2026

Mandorlicoltura innovativa: sfide fitosanitarie e nuove frontiere nella raccolta meccanizzata

Nel corso di una visita tecnica a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, abbiamo fatto il punto sulla gestione del mandorleto in un’annata tutt’altro che semplice e osservato da vicino un sistema di raccolta che rappresenta una reale evoluzione operativa: il semovente con doppio piano inclinato.

Video

L’osservazione è avvenuta su un impianto di sesto anno, varietà Lauranne, dell’azienda di Fabio Mariotti. Un contesto reale, produttivo, che consente di ragionare senza teoria astratta, ma partendo dai problemi concreti e dalle soluzioni che funzionano davvero.

Video

La stagione 2025 ha lasciato un insegnamento chiaro. La primavera, con un aprile particolarmente piovoso, ha determinato un eccesso di umidità persistente all’interno delle chiome. In queste condizioni si sono manifestati attacchi di batteriosi da Xanthomonas spp., con episodi evidenti di filloptosi, soprattutto nella parte bassa della pianta, dove la circolazione dell’aria è naturalmente più limitata.

L’esperienza sul campo ha confermato che l’impiego di singoli microrganismi, come Bacillus subtilis, preceduto da sanificanti a base di perossido di idrogeno non è risultato sufficiente. La direzione futura è chiara: serve un cambio di passo. La strategia più efficace passa dall’utilizzo di consorzi di microrganismi, alternando prodotti e meccanismi d’azione, per ottenere un contenimento più ampio e stabile del patogeno. La prevenzione, ancora una volta, si costruisce sul microclima prima che sui prodotti.

Sul fronte della raccolta, il confronto con i sistemi tradizionali è inevitabile. Fino allo scorso anno la procedura standard prevedeva vibrazione del tronco, caduta del frutto a terra e successiva raccolta con spazzolatrice. Un sistema collaudato, ma che comporta più passaggi, maggiori tempi di lavoro e un contatto diretto del frutto con il suolo.

Il semovente con doppio piano inclinato rappresenta un compromesso tecnico molto interessante. Due macchine avanzano parallelamente e si richiudono attorno alla pianta: da un lato la pinza scuotitrice con il piano inclinato, dall’altro il piano di ricezione con nastro trasportatore. Le mandorle vengono intercettate in caduta, subiscono una prima pulizia da foglie e residui e vengono convogliate direttamente nei bins, senza mai toccare terra.

Non si tratta di una raccolta in continuo come avviene con le vendemmiatrici o nell’olivicoltura superintensiva, poiché la macchina deve fermarsi per la vibrazione del tronco. Tuttavia il sistema risulta rapido, efficace e soprattutto sostenibile dal punto di vista economico, evitando i costi elevati e i limiti tecnici delle macchine a scavallamento.

Questa tecnologia impone però scelte agronomiche precise già in fase di progettazione dell’impianto. Per consentire il passaggio dei due mezzi, la distanza tra le file deve essere almeno di 6,5 metri. I sesti più indicati sono 6,5 × 3,5 metri o 6,5 × 3,0 metri, con densità comprese tra 450 e 480 piante per ettaro. In impianti più fitti, ad esempio 5,5 × 2,5 metri, questo sistema non risulta compatibile ed è preferibile adottare la raccolta a terra seguita da spazzolatrice. La meccanizzazione, in questo caso, determina il sesto e non il contrario.

Dal punto di vista economico si tratta di macchine con un investimento importante, superiore ai centomila euro.

L’ammortamento è sostenibile su superfici superiori ai 20 ettari o attraverso l’accesso a misure di sostegno e programmi di aiuto. In termini operativi, però, la resa è significativa: si superano agevolmente un ettaro e mezzo al giorno. Una strategia vincente per ottimizzare l’impiego della macchina è la diversificazione varietale, così da scaglionare i periodi di raccolta ed evitare colli di bottiglia nel cantiere.

Un ultimo aspetto, spesso sottovalutato, riguarda l’orientamento dei filari. Troppo spesso ci si concentra esclusivamente sull’asse Nord-Sud per massimizzare l’intercettazione luminosa. In realtà, negli impianti moderni a parete, la priorità dovrebbe essere data ai venti dominanti. Favorire la ventilazione naturale all’interno della chioma significa ridurre drasticamente il ristagno di umidità, che resta la principale causa predisponente delle batteriosi osservate quest’anno. Dove il vento risulta eccessivo si può intervenire con frangivento, ma l’aria che circola resta il miglior strumento preventivo a disposizione dell’agronomo.

La mandorlicoltura moderna non vive di soluzioni standard. È fatta di progettazione attenta, coerenza tra forma di allevamento e meccanizzazione, gestione del microclima e scelte varietali intelligenti. Chi parte da questi presupposti costruisce sistemi produttivi solidi e sostenibili nel tempo.

CLICCA PER MAGGIO INFORMAZIONI 

Parole chiave:
#mandorlicoltura #mandorleto #raccoltameccanizzata #Lauranne #Xanthomonas #batteriosi #meccanizzazioneagricola #sestodiimpianto #difesafitosanitaria #agricolturamoderna #AgronomoVitoVitelli


Nota editoriale:

Contenuto originale a cura dell’Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di valorizzazione tecnica.


Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

Nessun commento:

Posta un commento