Olivicoltura moderna a Raffadali: parete produttiva, equilibrio vegetativo e meno manodopera
A Raffadali, nell’Agrigentino, il Dottore Agronomo Vito Vitelli insieme all’imprenditore agricolo Antonio Casalicchio stanno portando avanti un’esperienza di olivicoltura moderna basata sulla parete produttiva e sulla gestione semplificata della chioma. Un modello che punta a ridurre la manodopera, migliorare l’equilibrio vegetativo e mantenere costante la produttività.
Dopo la prova di
potatura eseguita lo scorso anno sulla cultivar Leccino, oggi le piante
mostrano una risposta estremamente interessante. Dove erano stati effettuati i
tagli si osserva una forte ripartenza vegetativa, ma senza perdita di
produzione. La pianta continua infatti a fiorire e produrre mentre
contemporaneamente si rinnova.
Secondo Vitelli, il
principio fondamentale è semplice: “Produrre e Rinnovare”. I tagli aprono luce
lungo l’asse della parete e permettono alle parti più deboli di riprendere
vigore. Questo mantiene attiva la vegetazione interna e soprattutto la
produzione nella parte bassa della pianta, evitando che l’olivo si sposti eccessivamente
verso l’alto.
L’impianto presenta
distanze moderne e funzionali. Attualmente le piante sono poste a circa
1,50–1,60 metri sulla fila, ma l’obiettivo futuro sarà comprimere ulteriormente
fino a 1,25–1,30 metri per aumentare la competizione “Dialogo” radicale
positiva e contenere naturalmente l’eccesso vegetativo. Tra le file invece si
punta a mantenere ampi spazi, anche di 5–7 metri, per favorire l’ingresso della
luce e facilitare la meccanizzazione.
La gestione della
chioma risulta estremamente intuitiva. I rami vigorosi che ombreggiano la
parete vengono raccorciati o cimati allo scopo di stimolare nuovi germogli
destinati a diventare future branche produttive. La struttura rimane contenuta,
elastica e facilmente lavorabile.
Anche la raccolta viene
ripensata in funzione della semplicità. Le piante possono essere raccolte con
reti e abbacchiatori tradizionali o rotanti applicati a bracci di escavatori
oppure, in prospettiva, con macchine scavallatrici adattate all’olivicoltura
moderna (Tipologia Pellenc).
Particolarmente
interessante anche il lavoro sulla cultivar Favolosa FS17, oggi molto diffusa
nel Sud Italia grazie alla tolleranza alla Xylella. Anche in questo caso il
principio rimane identico: luce, rinnovo continuo e contenimento vegetativo.
Il tema centrale resta
però quello della manodopera. Come sottolinea Antonio Casalicchio, oggi il
problema delle aziende non è più soltanto abbattere i costi, ma riuscire a
trovare personale. Ed è proprio qui che la parete produttiva mostra tutto il
suo potenziale: semplicità, velocità di gestione e riduzione dei tempi di
lavoro.
L’esperienza di
Raffadali dimostra quindi che è possibile costruire un’olivicoltura moderna,
rispettosa dell’ambiente, capace di coniugare sostenibilità ambientale,
equilibrio produttivo e semplificazione operativa anche in terreni difficili,
argillosi e soggetti a forte stress climatico.
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Nota
editoriale:
Contenuto originale a
cura del Dottore Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto
di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di
valorizzazione tecnica.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:
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