Una seconda opportunità per gli arboreti privi di baulatura
La preparazione del
terreno rappresenta uno degli investimenti più importanti nella realizzazione
di un frutteto moderno. Eppure, in molti impianti, una delle operazioni più
utili per il futuro delle piante viene spesso trascurata: la baulatura.
La baula consiste nella
creazione di un leggero rialzo lungo il filare, capace di migliorare il
drenaggio dell'acqua e aumentare la disponibilità di ossigeno nella zona
esplorata dalle radici. Una tecnica oggi considerata fondamentale negli
impianti moderni di agrumi, olivo, kaki, melograno, mandorlo e pistacchio e
molte altre specie.
Quando questa
operazione non viene eseguita al momento dell'impianto, non significa però aver
compromesso definitivamente il futuro della coltivazione. Secondo il Dottore
Agronomo Vito Vitelli, nella maggior parte dei casi è possibile intervenire
successivamente ottenendo risultati molto interessanti.
Le radici, infatti, non
vivono soltanto di acqua e fertilizzanti. Per svolgere correttamente le proprie
funzioni hanno bisogno soprattutto di ossigeno. Numerose ricerche
internazionali dimostrano che nei terreni compatti o soggetti a ristagni idrici
diminuiscono l'attività radicale, l'assorbimento degli elementi nutritivi e la
crescita vegetativa delle piante.
Per recuperare
situazioni di questo tipo è possibile realizzare due solchi laterali lungo il
filare, generalmente a 45-50 centimetri dal tronco. Il terreno estratto viene distribuito
uniformemente tra le due file.
L'intervento produce un
duplice effetto. Da un lato migliora il drenaggio e l'arieggiamento del
terreno; dall'altro crea un ambiente più favorevole allo sviluppo delle radici.
Nei solchi possono inoltre essere adagiate le ali gocciolanti che, nel tempo, verranno
progressivamente ricoperte dal materiale proveniente dalle operazioni di
trinciatura.
Si genera così una
sorta di canale permanente di aerazione e accumulo di sostanza organica. I
residui vegetali contribuiscono a migliorare la struttura del terreno, favorire
l'attività microbiologica e incrementare la capacità di infiltrazione
dell'acqua.
“Le radici hanno
bisogno di respirare. Quando il terreno è piatto, compatto e asfittico, le
piante incontrano inevitabilmente maggiori difficoltà vegetative. Con poche
lavorazioni ben eseguite possiamo migliorare sensibilmente l'ambiente radicale
e favorire una più rapida ripresa della coltivazione”, spiega Vito Vitelli.
I benefici risultano
particolarmente evidenti nei terreni argillosi e in tutti quei contesti dove il
drenaggio naturale è insufficiente. In molti casi si osservano una migliore
risposta alla fertirrigazione, una maggiore attività vegetativa e una più intensa
emissione di nuove radici.
L'esperienza di campo
conferma una regola semplice: la produttività di un arboreto nasce prima sotto
terra e poi nella chioma. Restituire ossigeno alle radici significa spesso
restituire futuro all'intero impianto.
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Nota
editoriale:
Contenuto originale a
cura del Dottore Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto
di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di
valorizzazione tecnica.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:


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