Xylella: le cultivar resistenti sono indispensabili, ma da sole non possono rigenerare l'olivicoltura


#5thEuropeanConferenceonXylellafastidiosa

A oltre dieci anni dall'arrivo di Xylella fastidiosa in Puglia, una certezza emerge con forza dalla ricerca scientifica: la rigenerazione dell'olivicoltura non passa soltanto dal reimpianto di cultivar resistenti. È il messaggio lanciato dal progetto europeo BeXyl, presentato durante il 5° European Conference on Xylella fastidiosa.

Lo studio ha monitorato per due anni sedici nuovi oliveti realizzati con Leccino e FS-17 (Favolosa), oggi considerate le cultivar di riferimento per la ricostruzione degli impianti nelle aree infette.

I risultati confermano un concetto fondamentale: resistenza non significa immunità. Entrambe le cultivar possono essere infettate dal batterio, ma riescono a contenerne la proliferazione e, soprattutto, a limitare fortemente la comparsa dei sintomi. In alcuni oliveti la percentuale di piante positive ha raggiunto valori elevati, pur mantenendo una vegetazione sana e produttiva. È questa la vera forza delle cultivar tolleranti: convivere con il patogeno senza subire i devastanti disseccamenti osservati nelle varietà suscettibili.

La ricerca ha inoltre dimostrato che uno dei fattori più importanti rimane la pressione della sputacchina (Philaenus spumarius), principale vettore europeo del batterio. Gli appezzamenti con popolazioni più elevate dell'insetto hanno registrato livelli di infezione decisamente superiori. Questo conferma quanto già evidenziato da numerosi studi internazionali: ridurre la popolazione del vettore significa diminuire il rischio di nuove infezioni.

Più articolati, invece, i risultati sulla gestione del suolo. Le lavorazioni e il controllo della vegetazione spontanea riducono le forme giovanili della sputacchina, ma questo non si traduce automaticamente in una minore incidenza della malattia. Evidentemente intervengono altri fattori, come la pressione di inoculo presente nel territorio, la vicinanza di oliveti infetti e gli spostamenti degli insetti adulti.

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Interessante anche l'osservazione della distribuzione del batterio nella chioma. L'infezione non è uniforme: un ramo positivo può risultare negativo nei campionamenti successivi, confermando quanto Xylella fastidiosa abbia una colonizzazione dinamica e quanto siano fondamentali protocolli di monitoraggio accurati.

Il messaggio finale è molto chiaro. Le cultivar resistenti rappresentano oggi la migliore risposta disponibile, ma non possono essere considerate l'unica misura di difesa. La ricostruzione dell'olivicoltura richiede una strategia integrata che unisca materiale genetico tollerante, controllo dei vettori, gestione agronomica, monitoraggio fitosanitario e strumenti previsionali basati sui dati.

È questa la direzione indicata dalla ricerca internazionale: non combattere soltanto il batterio, ma progettare oliveti più resilienti, capaci di convivere con il nuovo scenario fitosanitario e garantire redditività e sostenibilità nel lungo periodo.

 

 

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Nota editoriale:

Questo contenuto presenta la sintesi personale del Dottore Agronomo Vito Vitelli delle ricerche presentate durante la 5ª Conferenza Europea su Xylella fastidiosa, realizzata a scopo divulgativo e informativo con il supporto dell’intelligenza artificiale.

 

Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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