Xylella: il segreto del Leccino potrebbe essere nella rapidità della risposta immunitaria
Perché il Leccino riesce a convivere con Xylella fastidiosa, mentre altre cultivar manifestano rapidamente il disseccamento? Una risposta arriva da uno dei più ampi studi trascrittomici presentati al V Convegno Internazionale sulla Xylella.
I ricercatori hanno analizzato circa 190 librerie RNA-seq, (collezioni di frammenti di acidi nucleici)
ottenute dall'inizio dell'epidemia su piante infettate naturalmente e
artificialmente, per comprendere come l'olivo reagisca all'infezione fin dalle
primissime fasi.
Il primo risultato è sorprendente: il Leccino percepisce la presenza del batterio già 48 ore dopo l'inoculazione, mentre nella
suscettibile Ogliarola la risposta
compare solo dopo 10 giorni. Una
differenza temporale che potrebbe fare la differenza tra contenere l'infezione
o subirne la rapida diffusione.
L'analisi dell'espressione genica ha individuato 11 vie metaboliche coinvolte nella
risposta immunitaria, tra cui quelle legate alla fosforilazione delle proteine,
all'attività delle protein-chinasi e ai meccanismi di difesa. Nel Leccino
risultano inoltre particolarmente attivi i processi
di rimodellamento e rafforzamento della parete
cellulare, una barriera che potrebbe ostacolare la progressione del batterio
nei vasi xilematici.
Tra i geni più interessanti emergono DMR6-like e AG45-like,
coinvolti nella regolazione dell'acido
salicilico, una molecola fondamentale per attivare le difese della pianta.
L'acido salicilico stimola infatti la produzione
di specie reattive dell'ossigeno (ROS), la sintesi della lignina e di sostanze
antimicrobiche, ma deve essere accuratamente regolato per evitare effetti
dannosi sui tessuti vegetali.
Secondo il modello proposto dai ricercatori, il Leccino
sarebbe particolarmente efficiente nel trasformare l'acido salicilico in metil-salicilato, grazie
all'attivazione del gene SAMT.
Questa molecola rappresenta il principale segnale della Resistenza Sistemica Acquisita (SAR) e consente di trasmettere
rapidamente l'allarme ai tessuti ancora sani, predisponendo l'intera pianta
alla difesa.
Lo studio evidenzia anche una maggiore
deposizione di lignina,
confermata dall'aumentata espressione della Laccase Multicopper Oxidase, e risultati proteomici che supportano quanto
osservato a livello trascrittomico.
L'insieme di queste
evidenze rafforza l'ipotesi che la resistenza
del Leccino non dipenda da un singolo gene, ma dalla capacità
di riconoscere precocemente il batterio, modulare i segnali immunitari, rafforzare le pareti
cellulari e attivare rapidamente una risposta sistemica.
Gli autori sottolineano che si tratta ancora di un
modello da validare sperimentalmente. Tuttavia, questi risultati rappresentano
un importante passo avanti
verso l'identificazione di nuovi marcatori molecolari e lo
sviluppo di programmi di miglioramento genetico finalizzati alla selezione di
olivi sempre più resilienti nei confronti di Xylella fastidiosa.
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Nota
editoriale:
Questo contenuto presenta la sintesi personale del Dottore Agronomo Vito Vitelli delle ricerche presentate durante la 5ª Conferenza Europea su Xylella fastidiosa, realizzata a scopo divulgativo e informativo con il supporto dell’intelligenza artificiale.
Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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