Mandorlo: Una Seconda vita con la Potatura di Riforma

Questa è l’ultima operazione necessaria per completare la formazione della chioma secondo il sistema Zaragoza. Ci troviamo in un mandorleto di oltre cinquanta anni, sottoposto due anni fa (2023) a una potatura di riforma (il video risale al 2025). Sui vecchi tronchi e sulle branche principali si è sviluppata una vegetazione giovane e vigorosa, progressivamente organizzata per ricostruire la capacità produttiva delle piante.

Operazione calmierante 

La risposta ottenuta dimostra che un mandorleto anziano, quando presenta strutture legnose sufficientemente sane e un apparato radicale ancora efficiente, può ricevere una seconda possibilità. La riforma non può recuperare piante gravemente compromesse da carie o patologie del legno, ma consente di valorizzare esemplari ancora vitali e già perfettamente adattati all’ambiente.

Dopo la potatura di riforma

Dopo tagli importanti, il mandorlo reagisce producendo numerosi germogli vigorosi e verticali. Questa vegetazione serve inizialmente a ricostituire la superficie fogliare, ma deve poi essere governata: quanto più severa è la potatura di riforma, tanto maggiore può essere la risposta vegetativa.

Zaragoza dopo la riforma drastica

In piena estate interveniamo con una cimatura estremamente leggera, eliminando soltanto gli ultimissimi centimetri dei germogli assurgenti che tendono a emergere e a dominare la chioma. È un passaggio quasi impercettibile, simile a un soffio o a una carezza, ma con una precisa funzione calmierante: rallentare l’allungamento delle punte dominanti e riequilibrare la crescita a vantaggio delle ramificazioni laterali.

Non si tratta di una vera potatura estiva e non bisogna svuotare la chioma. Tagli eccessivi ridurrebbero la superficie fotosintetica, esporrebbero le vecchie branche alle scottature e potrebbero stimolare una nuova emissione di germogli. La selezione strutturale più importante sarà eseguita all’inizio del riposo vegetativo (ottobre-novembre). Adesso dobbiamo conservare foglie efficienti e favorire una buona distribuzione della luce all’interno della pianta.

Video

Tra l’estate e l’autunno, nelle gemme destinate alla produzione dell’anno successivo, si realizza il passaggio dalla fase vegetativa a quella riproduttiva. Prima avviene l’induzione fiorale, cioè il cambiamento fisiologico del destino della gemma; successivamente inizia la differenziazione, con la progressiva formazione degli organi del fiore. Le ricerche condotte a livello nazionale e internazionale confermano che tempi e intensità del processo variano secondo cultivar, clima, carico produttivo, illuminazione, disponibilità idrica e stato nutrizionale.

Video

La cimatura non crea direttamente le gemme a fiore, ma riduce la competizione esercitata dai germogli dominanti e contribuisce a migliorare l’equilibrio vegeto-produttivo. Anche l’irrigazione può essere moderatamente ridotta per contenere il vigore, evitando però stress intensi o prolungati, che potrebbero compromettere fotosintesi, permanenza delle foglie, qualità delle gemme e produzione futura. La pianta deve rallentare, non soffrire: qui passa il confine tra tecnica e improvvisazione.

Sulle vecchie branche sta crescendo nuovo legno produttivo; negli spazi vuoti sono state inserite giovani piante e si valuta un ulteriore infittimento. Non stiamo semplicemente potando un vecchio mandorleto: utilizziamo radici antiche per costruire una chioma nuova e restituire futuro a piante che sembravano giunte alla fine del loro ciclo.

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Nota editoriale:

Contenuto originale a cura del Dottore Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di valorizzazione tecnica.

 

Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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