Xylella: Dal Germoplasma di Córdoba nuove risorse rer l’Olivicoltura


#5thEuropeanConferenceOnXylellafastidiosa

La lotta alla Xylella fastidiosa passa anche dalla biodiversità. La Banca Mondiale del Germoplasma Olivicolo di Córdoba, istituita nel 1970 e gestita dall’IFAPA, conserva oltre 1.200 accessioni provenienti da 29 Paesi, riconducibili a circa 750 cultivar. Un patrimonio genetico straordinario, fondamentale non soltanto per custodire la storia dell’olivo, ma soprattutto per costruirne il futuro.

La caratterizzazione di 1.273 accessioni mediante marcatori molecolari EST-SNP ha permesso di distinguere 668 genotipi, facendo emergere anche numerosi casi di sinonimia e omonimia. Conservare, quindi, non basta: il materiale genetico deve essere correttamente identificato, valutato e reso disponibile per la ricerca e il miglioramento varietale.

Nell’ambito dei programmi nazionali e internazionali dedicati a Xylella, sono state selezionate 80 cultivar rappresentative della diversità genetica e agronomica della collezione. Le valutazioni vengono condotte sia attraverso inoculazioni controllate sia in pieno campo, sotto pressione naturale del batterio e dei suoi vettori.

Le esperienze maturate in Puglia hanno confermato la maggiore suscettibilità di ‘Cellina di Nardò’ e ‘Ogliarola salentina’, mentre ‘Leccino’ e ‘Favolosa’ FS-17 riescono generalmente a contenere la popolazione batterica e la progressione dei disseccamenti. Resistenza, tuttavia, non significa immunità: la pianta può essere infettata, ma limita la moltiplicazione e la diffusione del batterio nei vasi xilematici, mantenendo una migliore funzionalità idraulica.

Particolarmente interessante è il lavoro di miglioramento genetico avviato utilizzando ‘Leccino’ e ‘Favolosa’ FS-17. Studi condotti su semenzali spontanei presenti nelle aree pugliesi maggiormente colpite hanno rilevato fenotipi resistenti o tolleranti nel 67% delle progenie riconducibili a ‘Leccino’. Un risultato che conferma la possibilità di trasmettere geneticamente questi caratteri.
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Il percorso, però, è lungo. Soltanto il 28% dei semenzali esaminati ha fiorito entro cinque anni e appena nove genotipi adulti hanno mostrato un soddisfacente contenuto in olio. Una nuova cultivar non deve essere solo resistente, ma anche precoce, produttiva, facilmente propagabile, adatta alla raccolta meccanica e capace di fornire olio di qualità.

In Spagna è inoltre in valutazione una progenie ottenuta dall’incrocio ‘Arbosana’ × ‘Leccino’, con l’obiettivo di unire la compattezza e l’attitudine agli impianti ad alta densità della prima con la resistenza della seconda.

Anche la termoterapia, studiata per ottenere materiale di propagazione esente dal batterio, presenta ancora limiti: i trattamenti più efficaci contro Xylella riducono drasticamente la capacità di radicazione delle talee. Sarà quindi necessario integrare calore, coltura in vitro e diagnostica molecolare.

La biodiversità conservata oggi non rappresenta semplicemente la memoria dell’olivicoltura. È la materia prima con cui costruire cultivar più resistenti, efficienti e adatte ai cambiamenti climatici. In poche parole: la diversità di oggi sarà la resilienza di domani.

Nota editoriale:

Questo contenuto presenta la sintesi personale del Dottore Agronomo Vito Vitelli delle ricerche presentate durante la 5ª Conferenza Europea su Xylella fastidiosa, realizzata a scopo divulgativo e informativo con il supporto dell’intelligenza artificiale.

 

Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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