Trincia interceppo nel melograneto: gestione moderna dell’erba spontanea senza utilizzo di erbicidi
A Raffadali, in provincia di Agrigento, presso l’azienda agricola di Antonio Casalicchio, il Dottore Agronomo Vito Vitelli ha osservato il lavoro di una trincia interceppo BFM applicata su impianti di melograno gestiti secondo criteri moderni e sostenibili. Un’esperienza tecnica particolarmente interessante che coinvolge anche agrumeti e oliveti seguiti agronomicamente ormai da diversi anni con risultati molto positivi.
L’aspetto più
importante di questa macchina riguarda la gestione dell’erba spontanea lungo la
fila, evitando completamente l’utilizzo di erbicidi e consentendo
l’eliminazione del telo pacciamante, spesso responsabile della creazione di un
microclima favorevole allo sviluppo di diversi organismi nocivi tellurici. Una
scelta tecnica di grande interesse soprattutto nelle aziende biologiche, dove
la gestione del sottofila rappresenta uno degli aspetti più delicati
dell’intero sistema produttivo.
La macchina lavora
attraverso una combinazione di disco, catena, filo e tastatore, supportata da
ruote che permettono di mantenere costante l’altezza del taglio anche in
presenza di baulature e dislivelli. Il sistema si dimostra particolarmente
delicato e preciso: la trincia riesce ad avvicinarsi al tronco senza provocare
danni alla pianta, adattandosi bene alle irregolarità del terreno.
Il lavoro operativo
interessa circa 70 centimetri per lato e richiede quindi due passaggi, uno a
destra e uno a sinistra della fila, con lavorazione di andata e ritorno. Il
risultato finale appare molto efficace nella riduzione dell’erba competitiva in
prossimità dell’apparato radicale.
Ma il vero concetto
agronomico evidenziato da Vito Vitelli va oltre il semplice aspetto meccanico.
Non bisogna infatti diventare ossessionati dalla pulizia totale del terreno.
Lasciare una minima presenza di vegetazione spontanea vicino al tronco non
rappresenta un problema reale. L’obiettivo non è sterilizzare il suolo, ma
limitare la competizione idrica e nutrizionale nella fascia di terreno più
sensibile per la pianta.
L’interfila inerbito
rappresenta invece una risorsa preziosa. L’erba spontanea produce sostanza
organica, aumenta la biodiversità, protegge il suolo dall’eccessivo
innalzamento delle temperature e contribuisce a mantenere il terreno più fresco
e biologicamente attivo. Anche il materiale trinciato svolge una funzione
importante, creando una naturale pacciamatura superficiale utile alla
conservazione dell’umidità e alla protezione della fertilità del suolo.
Secondo Vitelli, questa
è la direzione verso cui deve evolvere la moderna frutticoltura: gestione
intelligente dell’erba spontanea, riduzione della chimica e valorizzazione
della vitalità biologica del terreno.
La trincia osservata a
Raffadali si è dimostrata interessante anche in impianti con interfila
inferiori ai 3 metri, mostrando buona precisione operativa e capacità di
adattamento. Il principio finale resta semplice ma estremamente efficace: fila
pulita dove serve realmente, interfila vivo e inerbito dove il suolo può
esprimere tutta la propria fertilità naturale.
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Nota
editoriale:
Contenuto originale a
cura del Dottore Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto
di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di
valorizzazione tecnica.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:
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