Perché il Leccino resiste alla Xylella? La risposta è scritta nel suo DNA


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#5ªConferenzaEuropeaSuXylellafastidiosa

Per anni si è pensato che il Leccino fosse semplicemente "Più resistente" alla Xylella fastidiosa. Oggi la ricerca internazionale ci permette di capire perché. La differenza rispetto a cultivar suscettibili come Ogliarola Salentina non dipende da un numero maggiore di geni della difesa, ma da un sistema immunitario più efficiente nel riconoscere precocemente il batterio.

Gli studi genomici hanno individuato nel Leccino un'importante espansione dei recettori MIK2-like, vere e proprie sentinelle che percepiscono il danno provocato dalla Xylella alle pareti cellulari. Questo consente alla pianta di attivare rapidamente le proprie difese, limitando la moltiplicazione del batterio già nelle prime fasi dell'infezione.

Anche il comportamento dei geni durante l'attacco è sorprendente. L'Ogliarola attiva migliaia di geni, ma in modo poco efficace. Il Leccino, invece, mette in funzione un numero più limitato di geni, selezionando quelli realmente utili. In altre parole, non reagisce di più: reagisce meglio.

Tra i meccanismi più interessanti c'è la gestione dell'acido salicilico, uno dei principali ormoni della difesa. Il Leccino lo trasforma rapidamente in metil-salicilato, una molecola che diffonde il segnale di allarme in tutta la pianta, attivando la resistenza sistemica acquisita (SAR) e preparando anche i tessuti ancora sani a contrastare il batterio.

Contemporaneamente viene rinforzata la struttura dello xilema: aumentano lignificazione e modificazioni delle pectine, creando una barriera fisica che rallenta la diffusione della Xylella all'interno dei vasi.

È importante chiarire un concetto: il Leccino non è immune. Il batterio può infettarlo, ma la pianta riesce a mantenerne la popolazione sotto controllo, limitando fortemente i disseccamenti.

Queste scoperte rappresentano oggi la base scientifica per il miglioramento genetico dell'olivo, attraverso selezione assistita da marcatori e nuove tecniche di genome editing. Comprendere questi meccanismi significa progettare il futuro dell'olivicoltura mediterranea con cultivar sempre più resilienti e sostenibili.

 

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Nota editoriale:

Questo contenuto presenta la sintesi personale del Dottore Agronomo Vito Vitelli delle ricerche presentate durante la 5ª Conferenza Europea su Xylella fastidiosa, realizzata a scopo divulgativo e informativo con il supporto dell’intelligenza artificiale.


Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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