Screening varietale dell'olivo: perché servono anni per individuare la vera resistenza alla Xylella

 

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#5ªConferenzaEuropeaSuXylellafastidiosa

La ricerca sulla Xylella fastidiosa sta dimostrando che la resistenza dell'olivo non può essere valutata in pochi anni. Dal 2015 sono in corso ampi screening varietali nei campi sperimentali pugliesi, dove decine di cultivar vengono monitorate annualmente in condizioni di infezione naturale. Un lavoro paziente che sta fornendo informazioni decisive per il futuro dell'olivicoltura.

I primi anni di osservazione possono infatti trarre in inganno. Il batterio è caratterizzato da un lungo periodo di incubazione e una pianta apparentemente sana potrebbe manifestare i sintomi solo dopo diversi anni. Per questo motivo gli studiosi affiancano all'osservazione dei disseccamenti anche la misura della carica batterica, parametro oggi considerato uno degli indicatori più affidabili della reale capacità di una cultivar di convivere con il patogeno.

I risultati confermano quanto già emerso dalla ricerca italiana e internazionale. Leccino continua a rappresentare il riferimento per la resistenza naturale, grazie alla ridotta presenza del batterio e a sintomi generalmente contenuti. Anche FS-17 (Favolosa®) mostra un comportamento analogo, mentre Cellina di Nardò e Ogliarola salentina rimangono tra le cultivar più suscettibili.

Particolarmente significativo è il dato secondo cui solo circa il 19% delle cultivar esaminate presenta caratteristiche riconducibili a forme di resistenza o tolleranza. Questo evidenzia quanto sia rara questa capacità nel patrimonio genetico dell'olivo e quanto sia fondamentale continuare a studiare varietà locali, ecotipi e semenzali spontanei.

La resistenza, inoltre, non significa assenza del batterio. Le cultivar resistenti riescono soprattutto a limitarne la moltiplicazione all'interno dello xilema, preservando il funzionamento della pianta. Questo ha anche un'importante ricaduta epidemiologica: una minore carica batterica riduce infatti la probabilità che gli insetti vettori acquisiscano e trasmettano Xylella fastidiosa, contribuendo a rallentarne la diffusione.

Oggi gli studi di campo vengono integrati con le moderne tecniche di genomica e miglioramento genetico. L'obiettivo è individuare i geni responsabili della resistenza e accelerare il breeding di nuove cultivar che uniscano produttività, qualità dell'olio e capacità di convivere con il batterio. È questa la strada più promettente per costruire un'olivicoltura resiliente e sostenibile.


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Nota editoriale:

Questo contenuto presenta la sintesi personale del Dottore Agronomo Vito Vitelli delle ricerche presentate durante la 5ª Conferenza Europea su Xylella fastidiosa, realizzata a scopo divulgativo e informativo con il supporto dell’intelligenza artificiale.


Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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