Mandorlo a Raffadali (Agrigento): alta densità, luce e potatura meccanizzabile
A Raffadali, insieme ad Antonio Casalicchio della AgriCasalicchio Farm, osserviamo un giovane mandorleto orientato alla precocità produttiva e al contenimento della manodopera. Un’esperienza inserita in un’azienda diversificata, dove convivono olivo, melograno, agrumi, pistacchio e mandorlo.
Le piante di Lauranne–Avijor, messe a dimora nell’aprile 2022, alla visita del maggio 2025 mostrano chiome ben sviluppate e una fruttificazione promettente. Il sesto di 5 × 2 metri, pari a 1.000 piante per ettaro, richiede una gestione puntuale per occupare rapidamente lo spazio senza compromettere l’illuminazione della vegetazione produttiva.
L’impostazione è
dettata dal modello Zaragoza: tronco libero per 70–80 cm e tre passaggi
di cimatura superiore e laterale, topping ed edging, per
stimolare la ramificazione. Seguono leggere cimature orizzontali di pochi
centimetri, con funzione “Calmierante”, finalizzate a contenere gli
allungamenti apicali e favorire lo sviluppo delle ramificazioni laterali.
Intensità e frequenza vanno modulate sulla vigoria, accompagnando la precoce
predisposizione alla fruttificazione. Nella potatura di produzione, leggere
aperture a “palmo della mano” e il mantenimento del cono di luce completeranno
la gestione.
La ricerca offre
riferimenti pertinenti. Uno studio pubblicato su HortScience nel 2024,
con il contributo dell’Università di Bari e di ricercatori spagnoli e
neozelandesi, evidenzia come la combinazione varietà–portinnesto
condizioni l’architettura e la risposta alla potatura: un richiamo ad adattare
gli interventi alle caratteristiche delle piante.
L’apertura dei rami
sotto il peso dei frutti sarà accompagnata da tagli di ritorno e contenimento
della vegetazione. L’obiettivo è ottenere una parete più larga alla base e più
stretta in alto, gestibile con barre potatrici e rifiniture manuali.
L’inclinazione di circa 33° rispetto alla verticale, discussa in campo, è una
regolazione da adattare allo sviluppo della chioma.
Antonio riferisce circa
10 quintali per ettaro già raccolti nel 2024, a meno di due anni e mezzo dal
trapianto. Il traguardo aziendale è raggiungere, in pieno regime, 40–45
quintali per ettaro di mandorle in guscio, essiccate al 6–7% di umidità.
Completano l’impianto il cotico erboso e la doppia ala gocciolante, interrata a
10–15 cm e un letto di coltivazione rialzato “Baula” necessario per uno
sviluppo armonioso del sistema radicale.
La modernità del
mandorleto si misura in campo: produzione precoce, chiome illuminate e meno ore
di lavoro per ogni quintale raccolto, limitazione di manodopera.
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Nota editoriale:
Contenuto
originale a cura del Dottore Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con
il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi,
informativi e di valorizzazione tecnica.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:
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