Riforma e infittimento dell’oliveto: architettura, densità e controllo produttivo

Il protocollo definisce una strategia strutturale precisa: recuperare oliveti squilibrati e incrementare la densità senza interrompere la redditività. Le leve sono due: potatura di riforma e infittimento tecnico.

Potatura di riforma: ricostruire l’asse

L’intervento si esegue tra marzo e maggio su piante con chioma disordinata o improduttiva.

La “formula 110/45” prevede un taglio a 110–130 cm, inclinato a 45°, scegliendo la branca più coerente con l’asse del tronco. Le laterali vengono eliminate a raso, lasciando 2–3 cm per favorire un rinnovo controllato.

Non è un accorciamento, ma un reset strutturale. Si elimina lo squilibrio per ricostruire una chioma più luminosa, meccanizzabile e stabile. La tecnica è applicabile anche su piante di grande sviluppo per un rinnovo radicale.


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Infittimento: aumentare il potenziale senza fermare la produzione

Contestualmente alla riforma si inseriscono nuove piante negli spazi interfilari.

Prima del trapianto è indispensabile un dissodamento localizzato con multiripper su circa 1×1×1 m (o 80×80×80 cm), così da garantire volume esplorabile, ossigenazione e rapido attecchimento.

La configurazione varia:

·       Una pianta intermedia per sistemi a parete.

·       Due piante negli spazi più ampi per impostazioni più spinte o superintensive.

L’obiettivo è accompagnare il rinnovo progressivo dell’impianto senza azzerare la produzione esistente.

Due traiettorie gestionali

Dopo la riforma si può scegliere tra due modelli.

Monoasse (parete produttiva)

Taglio drastico a 20–25 cm dal punto di innesto. Dopo una stagione si seleziona il pollone più vigoroso come nuovo asse, eliminando gli altri. Il tutoraggio verticale è obbligatorio per costruire una parete ordinata e continua.

Vaso libero semplificato (“Zaragoza”)

Dopo il taglio a 110 cm si stimola la vegetazione con topping ed edging ripetuti (15–20 cm) per formare un cespuglio compatto. Successivamente si apre il centro creando il “palmo della mano” e il “cono di luce”, mantenendo un leggero topping sugli apici per calmierare la vigoria e favorire i laterali produttivi.

Sanità e suolo

Le ferite importanti devono essere ripulite e protette per prevenire carie del legno.

L’ossigenazione radicale si ottiene con baulature o solchi laterali a 60–90 cm dal tronco, profondi 30–35 cm, utili anche per l’alloggiamento dell’ala gocciolante e per migliorare il drenaggio.

Il metodo combina geometria dei tagli, rinnovo strutturale e aumento di densità. Non è una potatura ordinaria, ma una riorganizzazione tecnica dell’oliveto verso assetti più razionali, produttivi e coerenti con la meccanizzazione moderna.

Nota editoriale ufficiale:

Contenuto originale a cura dell’Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di valorizzazione tecnica.

 

Attività divulgativa svolta in collaborazione con:

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