Ristrutturazione del melograno in gestione libera: Equilibrio, Metodo e Visione Produttiva
Nel grossetano stiamo lavorando su un melograneto gestito libero, senza impalcature, secondo un’impostazione che richiama il sistema spagnolo di Elche (Alicante). Piante non vecchie, ma compromesse da errori di gestione: topping eseguiti nei momenti sbagliati, tagli rasi, assenza di ripartenze nella parte medio-bassa. Il risultato è chiaro: vegetazione alta, base spoglia, molti polloni e scarsa efficienza produttiva.
L’obiettivo tecnico
definito dall’Agronomo Vito Vitelli per questa stagione è di 15 kg a pianta.
Con un sesto di 5,5 x 2,5 m (circa 600 piante/ha) significa circa 100 q/ha. È
un punto di ripartenza, non un traguardo. In tre-quattro anni il potenziale reale
può arrivare a 40–45 kg a pianta, sfiorando i 300 q/ha. In regime biologico,
dove i costi sono elevati, l’equilibrio economico passa necessariamente
dall’equilibrio fisiologico.
La ristrutturazione
parte dalla lettura della pianta.
Prima fase: pulizia
della base. Eliminazione di polloni, shelter e sostegni ormai inutili. I
polloni sono un sintomo: indicano che la pianta non sta lavorando in alto.
Occorre ricreare siti di richiamo della linfa nella parte superiore,
ristabilendo gerarchie corrette.
Seconda fase: apertura
interna con la regola del “palmo della mano”. Si eliminano frattaglie e
interferenze. In biologico la luce e l’arieggiamento sono fondamentali: i
prodotti a basso impatto lavorano per contatto. Senza penetrazione nella
chioma, la difesa non funziona.
Terza fase: “caccia ai
bulli”. I rami vigorosi e prepotenti interni vengono speronati a 3–4 cm. Mai
tagli rasi. La speronatura è una “promessa di ripartenza”: lascia tessuto
vitale, evita carie e impedisce che la linfa si concentri solo in punta.
Quarta fase:
eliminazione delle interferenze con tagli di ritorno, non amputazioni
drastiche. Il melograno fruttifica prevalentemente in punta: tagliare senza
criterio significa perdere produzione. Se invece si lavora con metodo, le punte
cariche si piegano naturalmente, rivestendo la parte mediana e limitando
l’altezza.
Con circa 30 rami a
frutto per pianta, 15 kg sono coerenti con la strategia di ricostruzione. Si
lavora sulla qualità, sull’indipendenza dei rami e sulla riduzione degli
sfregamenti che compromettono i frutti.
La gestione prosegue
con una potatura secca invernale di riequilibrio e una potatura estiva “una e
mezza”: un primo intervento a fine luglio sui succhioni evidenti e un secondo a
fine agosto per eliminare i prepotenti residui. Così l’energia viene indirizzata
al frutto e la potatura invernale diventa più leggera.
La differenza tra
pianta non potata e pianta potata non è estetica. È fisiologia applicata. È
equilibrio. Ed è da lì che riparte la redditività.
Nota editoriale ufficiale:
Contenuto originale a
cura dell’Agronomo Vito Vitelli, elaborato e ottimizzato con il supporto di
strumenti di intelligenza artificiale a fini divulgativi, informativi e di
valorizzazione tecnica.
Attività
divulgativa svolta in collaborazione con:


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